TANZANIA: PROGETTARE COOPERAZIONE.
TANZANIA: PROGETTARE COOPERAZIONE.

Perchè l'adozione segua sempre più il principio di sussidiarietà
    
CARTINA DELLA TANZANIA
    

 

Il 21 marzo a Padova, l'Associazione S.O.S. BAMBINO INTERNATION ADOPTION ha organizzato una serata informativa sulla situazione del progetto di cooperazione in Tanzania promosso da qualche mese da S.O.S Bambino a sostegno del  “Kurasini National Children’s Home”, un istituto che ospita circa un centinaio di bambini e ragazzi rimasti senza famiglia. Il sostegno al centro nasce dalla collaborazione con l’o.n.g Side by Side che in questi anni si è fatta carico dei primi aiuti e dei primi cambiamenti all’interno dell’istituto.

Francesca, la volontaria di S.O.S. Bambino che collabora con l’o.n.g.,  ha raccontato con chiarezza la situazione drammatica del Paese che si rimane agli ultimi posti nella graduatoria mondiale del benessere della popolazione; assieme ai dati, Francesca ha mostrato un video che illustrava il percorso fatto in questi anni dalla famiglia che ha dato vita a Side by Side e a tutte le attività del “Kurasini National Children’s Home”. Una famiglia italo-inglese che, novella don Chischotte, ha deciso che in qualche modo doveva cambiare le cose in quell’angolo di città dove sorgeva un istituto fatiscente per bambini senza famiglia. Il prima ed il dopo sono sorprendenti: nessuno, credeva che avrebbero potuto trasformare tanto gli edifici, il giardino e soprattutto chi in quegli edifici ci vive.

Il primo flash che mi viene in mente è il sorriso estasiato di un bambino finalmente proprietario di un lenzuolo ed un cuscino e non era tanto il senso della proprietà che emergeva da quel sorriso quanto la coccola che quell’oggetto morbido faceva al bambino.

Altro flash è la costruzione del muro che separava l’istituto dal resto del quartiere: per noi, figli della caduta del muro di Berlino, la costruzione di muri ha sempre una valenza negativa, per quei bambini invece quel muro colorato era l’elemento che li proteggeva dal furto dei vestiti stesi ad asciugare, dal furto dello spazio di proprietà dell’istituto, dal furto di qualche altro elemento della loro infanzia già segnata dall’abbandono.

Quel muro, insieme alle casette dell’istituto ed ai volontari che animano le attività rappresentava invece la possibilità di crescere con quel minimo di tranquillità necessaria a progettare un futuro.

Qualcuno di quei bambini cresciuti il futuro l’ha già raggiunto e allora mi viene in mente un altro flash del video: quello del giovane, poco più che adolescente, che ha ottenuto un posto di lavoro grazie a ciò che ha imparato ai corsi al centro.

Alla fine della serata ognuno di noi pensava al materiale da inviare giù a Francesca: medicinali, coperte, giochi, quaderni, tanti da riempire un container.

Ma con una saggezza già tutta africana, Francesca ci ha spiegato che dobbiamo pensare bene a cosa mettere nel container per non rischiare di riempire velocemente tutto lo spazio e spendere un sacco di soldi di trasporto per oggetti che in qualche modo si possono trovare anche là.

Quali sono i bisogni che possiamo soddisfare per quei bambini e quelle famiglie che non hanno nulla? Da dove cominciare?

Mi  viene in mente un proverbio cinese che però non sfigura nemmeno in Africa, “non dare al povero un pesce, insegnagli a pescare”.

Certo con un pesce nella pancia, o un piccolo tetto sulla testa, o un sorriso e una carezza con cui cominciare la giornata forse si pesca meglio.

Credo che il progetto che lega S.O.S Bambino alla Tanzania rifletta proprio questo, partire dalle piccole cose concrete che creino una sorta di base sicura per quelle persone, prima di tutto ai bambini, per fare in modo che possano aprirsi al mondo con qualche risorsa in più.

Allora ben vengano gli oggetti che possiamo mandare giù con i container, se a qualcuno a casa avanzano un pick up o jeep, ben vengano, oppure sementi, gruppi elettrogeni, ma anche computer, vestiti, quaderni ma soprattutto occorre creare la possibilità di investire nella formazione scolastica dei bambini e degli adulti e nello sviluppo dell’autosufficienza e dell’autonomia di quella piccola comunità di cui anche S.O.S. Bambino ha scelto di fare parte.