GENITORI E ADOLESCENTI

"Penso a come è stato facile amarti da piccolo. A quanto è difficile continuare a farlo ora che le nostre stature sono appaiate, la tua voce somiglia alla mia e dunque reclama gli stessi toni e volumi, gli ingombri dei corpi sono gli stessi."

(Michele Serra- Gli sdraiati)

 

E' l'inizio di un capitolo del libro di Serra. Un padre che realizza in modo anche un pò comico, la fatica di voler bene a un individuo, appunto sempre sdraiato, silenzioso o comunque incomprensibile e irraggiungibile.

E' il vissuto comune di tanti genitori che non riconoscono più nel giovane  che hanno davanti il bambino di cui sapevano tutto, che sapevano interpretare e di  cui sapevano i pensieri, prima ancora che venissero formulati.

Adesso che si sono persi tanti rituali delle fasi di passaggio da un'età all'altra genitori e figli non sanno più su che piani porsi reciprocamente.

Si ondeggia quindi dal cameratismo alla norma, dalla ricerca di dialogo al silenzio esasperato.

I genitori non riconoscono più i figli e un pò li odiano per il senso di impotenza che provano nel gestire un ruolo in un gioco di cui improvvisamente non conoscono più le regole.

I ragazzi d'altra parte non possono aiutare più di tanto. Se i genitori non li ri-conoscono, loro non si conoscono proprio e annaspano da una parte all'altra alla ricerca di modelli in cui identificarsi.

Quando va bene sono modelli comprensibili per i genitori e un pò rassicuranti, mi vengono in mente i genitori che accompagnano i figli ai concerti di Emma o di Rovazzi, quando va meno bene i modelli scelti esprimono il disagio che i figli non sono in grado di raccontare...quanti genitori accompagnerebbero i figli ad un concerto di Marilyn Manson?

Il genitore di un adolescente è chiamato ad un doppio ruolo: da una parte contenere il figlio, dargli il senso del limite che al ragazzo manca e che in qualche modo chiede, anche e soprattutto con i comportamenti di rottura di fronte ai quali i genitori spesso gettano la spugna.

Dall'altra, come Icaro ma con un finale diverso, i ragazzi hanno bisogno delle ali per provare a volare. Queste ali possono essere di forma e colori diversi da quelle dei genitori e qui arriva il bello: i genitori deveno insegnare ai figli che proprio quelle ali vanno bene così, sono perfette, anche se nemmeno loro lo sanno.

Si può intervenire quando in famiglia il silenzio diventa assordante tanto quanto i litigi?

Sì, si può e si deve. L'obiettivo diventa trovare un linguaggio se non comune almeno comprensibile reciprocamente. Lasciare  che il "calendario parli" ovvero non avere l'aspettativa di tornare indietro al tempo felice in cui tutto era in equilibrio ma cercare un equilibrio nuovo. Con le parole sembra semplice ma nei fatti significa avere la capacità di rivedere tutti quanti il proprio ruolo nella famiglia, avere il coraggio di assumersi alcune responsabilità e accettare anche di essere fragili e vulnerabili in qualche dimensione,magari in modo inaspettato, e accettare di chiedere un aiuto.

 

 

Dott.ssa Paola Gambini - Psicologa- Via Gramsci, n. 56/5 Cadoneghe Cellulare: 3460910748 Mail: info@paolagambini.com