Oggi parliamo di violenza domestica, un evento tanto discusso sui giornali, quanto nascosto all’interno delle pareti di casa.

Se ragioniamo in termini di definizione la violenza domestica corrisponde ad un insieme di comportamenti di abuso da parte di uno o entrambi i membri di un nucleo familiare uniti in un rapporto intimo come il matrimonio, famiglia o convivenza.

Tutti abbiamo in mente le immagini delle violenze fisiche, che sono sicuramente quelle che più esplicitamente ci fanno identificare la violenza domestica.

Tuttavia è fondamentale sapere che per violenza domestica si intendono:

·         Aggressione fisica, ad es. colpire con calci, morsi, spintoni, schiaffi, sputi, lancio di oggetti, bastoni

·         Manifestazioni di repressione o di minaccia, intimidazioni: ad es. segregare in casa, impedire le comunicazioni con altre persone, impedire l’accesso a luoghi pubblici, obbligare la persona a determinati comportamenti attraverso la coercizione

·         Abuso sessuale ad es obbligare a rapporti sessuali o a pratiche sessuali contro la volontà del partner

·         Maltrattamento psicologico: ad es. sminuire costantemente il partner, umiliarlo di fronte agli altri

·         Stalking: comportamenti intrusivi, ripetuti con minacce, pedinamenti, telefonate

·         Negligenza e la privazione economica: ad es impedire di vivere in condizioni dignitose, renderlo completamente dipendente dal punto di vista economico

Arrivare a separarsi da una  persona maltrattante è di per sé un percorso difficilissimo, pieno di ricadute, di illusioni di cambiamento da parte del partner vittima nei confronti   del persecutore.

Il partner vittima in qualche modo si sente o viene fatto sentire meritevole di quello che gli sta accadendo, come se non avesse il diritto al rispetto e ad un amore sano.

Il fatto che sempre più spesso si parli della violenza domestica e del diritto delle persone ad uscire dal meccanismo perverso delle violenze in casa ha fatto sì che fortunatamente sempre più persone a poco a poco si sentano in diritto di pensare per sé stesse ad un futuro diverso e riescano a lasciare il partner maltrattante.

Tuttavia occorre essere consapevoli che le ferite subìte durante il periodo del maltrattamento possono lasciare strascichi anche molto tempo dopo la fine della relazione.

Dal punto di vista psicologico si assiste ad attacchi di ansia, attacchi di panico, insonnia collegabili alla sensazione di pericolo costante che accompagna la vita delle persone che subiscono violenza.

Spesso  sono persone che si vergognano e si sentono in colpa proprio perché se con fatica sono uscite dagli aspetti concreti del maltrattamento, si sentono ancora sbagliate e meritevoli del trattamento che hanno subìto.

Altre conseguenza, anche sul lungo periodo, delle violenze domestiche sono la scarsa autostima, la depressione, comportamenti suicidari e autolesionismo.

Il senso di svalutazione di sé e di disvalore può portare a comportamenti sessuali a rischio, abuso di alcool e droghe, disturbi dell’alimentazione, come se il percorso di annullamento di sé continuasse anche dopo che si è riusciti a mettere la parola fine ad una relazione che faceva del male.

Allora è importante che le persone sappiano  che non finisce tutto dopo che si è chiusa la porta su un periodo difficile della nostra vita.

Sapere che ci sono conseguenze anche sul lungo periodo, permette di affrontarle collegando certi malesseri e certi disagi profondi a quello che pensiamo di esserci lasciati alle spalle.

E, soprattutto, non collegando il proprio malessere a presunte mancanze proprie, dando infine ragione a chi ci ha maltrattato fino a poco tempo prima.

Affrontare i ricordi più dolorosi, collegati alla storia di violenza domestica che si è sperimentato, permette di desensibilizzarli, diminuendo le emozioni e le sensazioni di sofferenza ad essi collegati, pur senza rimuovere il ricordo dell’evento accaduto.

In seguito, cosa fondamentale, è possibile affrontare le convinzioni negative su di sé, che spesso sono alla base delle scelte sbagliate che facciamo sulla nostra vita, compresi i partner, per arrivare a modificare e trasformarle in convinzioni positive.

Nel momento in cui una persona riesce a identificare le convinzioni positive su di sé e a renderle proprie , allora si sarà definitivamente interrotta la spirale  di annientamento che prima veniva dal partner violento e successivamente da sé stessi.

L’obiettivo quindi è duplice: da una parte rielaborare ed affrontare i traumi del passato, dall’altra arrivare a potenziare le capacità personali e le risorse individuali per affrontare la quotidianità e gli ostacoli e andare davvero “oltre il trauma”.

Dott.ssa Paola Gambini - Psicologa- Via Gramsci, n. 56/5 Cadoneghe Cellulare: 3460910748 Mail: info@paolagambini.com